Reindustrializzazione: è possibile coinvolgere le PMI nel nuovo modello di gestione delle crisi aziendali?

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ecisamente interessante il convegno sui processi di reindustrializzazione organizzato da EMS con la partecipazione dell’UGV del MISE, della neocostituita associazione AssoReind e con la testimonianza di due importanti best practices che hanno presentato l’innovativo e condivisibile approccio alla soluzione delle crisi aziendali attraverso un processo che salvaguardi l’investimento industriale, l’occupazione e il territorio.

Il modello, presentato nel corso del convegno, propone un metodo basato sulla partnership pubblico-privato in cui il MISE esercita un ruolo d’indirizzo e ricerca incentivi mirati, AssoReind segue e favorisce i processi contribuendo a definire le soluzioni operative in collaborazione con le società di consulenza associate.

Le crisi aziendali, dunque, secondo la ricetta di EMS, non si gestiranno più con i tradizionali strumenti di sostegno al reddito o di mobilità incentivata, oggi non più sostenibili economicamente, bensì si affronteranno con una visione “circolare” che vedrà coinvolti l’impresa in crisi, l’impresa subentrante, gli investitori, i lavoratori, il territorio con la “regia” del MISE ed il supporto di AssoReind.

Un modello che vorrei proporre alle aziende PMI con le quali collaboro per il rafforzamento delle logiche di rete, la capacità di incorporare conoscenza e tecnologia avanzata, di fare più sviluppo, di investire sulla qualità della forza-lavoro, affinché possano candidarsi fra le aziende che subentrano alle crisi aziendali come parti attive dei processi di reindustrializzazione.
Sono piccole imprese, figlie di quel capitalismo minore, che, nelle pieghe della globalizzazione e in assenza di un disegno strategico accompagnato dalle istituzioni politiche, sono state comunque protagoniste di una “trasformazione” che ha generato numerosi “casi di successo”.

Sono casi di successo “anonimi”, che non sono stati in grado di produrre effetti aggregati ma che testimoniano vitalità, capacità di adattamento, propensione al mantenimento di risorse socio-industriali sul territorio.

Sono imprese “che ce l’hanno fatta nonostante… e non grazie alle risorse che il sistema ha reso loro disponibili” e che, proprio per questa ragione, potrebbero essere propense a vedere nella reindustrializzazione una grande opportunità di crescita, contribuendo ad allontanare lo spettro del declino che caratterizza il dibattito sull’economia italiana, svelando impietosamente l’impatto della crisi sui redditi, sulle performance delle imprese, sulla produzione industriale e sull’occupazione.

In assenza di politiche industriali che individuino quali siano i settori portanti sui cui fa leva l’economia del nostro Paese, la reindustrializzazione si presenta dunque come un’azione di sistema che, sarà tanto più forte quanto più le Regioni si faranno parte attiva dei processi facendo leva sui fattori di successo territoriali, piccole imprese incluse.