Ciò che non si rigenera degenera

La chiacchierata mattutina con un caro amico, esperto formatore e consigliere personale in materia di marketing, verteva sull’idea di valorizzare lo sviluppo di un’azienda, con la quale collaboro, attraverso strumenti innovativi di comunicazione per soddisfare la richiesta del titolate, il quale voleva promuovere il proprio brand ed il relativo prodotto facendo leva “non sui soliti simboli” bensì sui valori e sulle buone pratiche dell’impresa.

Nel corso della chiacchierata è emerso con chiarezza che l’innovazione di cui ero alla ricerca non era nella individuazione di un nuovo strumento, bensì nei contenuti.

Nei giorni successivi, nel tentativo di costruire una proposta che soddisfacesse il cliente, la memoria è tornata ai tempi in cui utilizzavo lo storytelling come strumento marketing di un grande gruppo. Ricordo le perplessità che mi coglievano a lavoro finito, sono le stesse che provo di fronte alla martellanti campagne pubblicitarie, televisive e social, che raccontano di marchi e prodotti attraverso immagini accattivanti e testimonial prestigiosi: sono storie cariche di immagini, ma povere di racconto.

Una povertà di racconto che potrebbe nascondere una ben più profonda crisi di contenuti oppure, più semplicemente, che potrebbe derivare dalla incapacità di saper raccontare questi contenuti a fronte di una simbologia di cui sono pieni i messaggi pubblicitari: belli, ricchi e felici.

Con questi presupposti, costruire una storia reale, con i valori che vuole trasmettere il mio cliente è difficile, necessita di passaggi obbligati, legati alla memoria storica, al motivo per cui l’azienda è nata, a come considera i dipendenti, a quali sono i reali punti di forza e di debolezza, a quali rassicurazioni offre per il futuro, a come vive il territorio. Raccontarsi è faticoso, significa conoscersi , scavarsi dentro e questo elemento talvolta sfugge alle imprese: schiacciate dal peso dei numeri per fare successo, sottovalutano l’importanza di saper raccontare come sono riuscite ad ottenere quei numeri che le hanno portate al successo.

Eppure sono le storie quelle che lasciano traccia, che consolidano e tramandano il sapere informale che sta alla base di tanti successi.

Lo spunto mi è giunto recentemente dalla comunicazione, “Felicità, prosperità e lavoro”, che un imprenditore ha tenuto nel corso di un evento dedicato, per l’appunto, al tema della prosperità. Il racconto, rivolto ad un pubblico molto eterogeneo, era la storia di come avesse evitato il fallimento della propria azienda; i simboli di questa storia erano molto chiari: responsabilità, continuità, partecipazione, prosperità e impatto sociale.

Grazie a questi simboli, di cui si sono fatti portatori tutti i soggetti coinvolti dalla vicenda, la storia continua e l’azienda si rigenera. E’ un’azienda che prosegue a scavare (e non è un’azienda estrattiva) alla ricerca dei punti di forza da valorizzare ed i punti di debolezza da migliorare. E’ una storia che riafferma il principio del valore sociale in antitesi alla individualità, della prosperità in antitesi al consumismo e seppure i dipendenti di questa azienda non siano né belli né ricchi, a detta dell’imprenditore, sono sicuramente felici.

E’ una storia di persone cha hanno saputo governare e ribaltare i numeri, oggi questa azienda è leader nel suo settore e sta investendo in risorse umane e tecnologia.

Torre Pellice, 17 luglio 2019