Muscia: l’antidoto alla rottamazione
Spalmata sul divano, come ogni sera faccio zapping, felice di esercitare, con la semplice pressione su un tasto, il potere di smaterializzare i personaggi che dalle più o meno eleganti poltrone dei talk show parlano alla “pancia” degli italiani facendo leva sulla gattopardiana scuola del “cambiare tutto per non cambiare nulla”.
Mi soffermo sul protagonista di una fiction Rai… solitamente Beppe Fiorello è una garanzia… il titolo risulta essere un po’ esagerato: “Il mondo sulle spalle” ma la freschezza delle prime scene e le bellissime immagini di una Torino che ritrovo nel mio vissuto, catturano la mia attenzione…
L’evolversi della vicenda fa il resto… il coinvolgimento è totale, evoca l’idea di comunità di Olivettiana memoria, le dure ristrutturazioni aziendali affrontate nel corso dell’esperienza sindacale, gli imprenditori improvvisati privi di vision e di mezzi, i tavoli ministeriali di crisi, i tentativi di management buyout naufragati nelle pieghe dei rinvii burocratici, il cinismo delle banche, l’impotenza dei lavoratori…
E’ una storia a lieto fine, quasi irreale per un Paese che ha sacrificato l’apparato industriale alla globalizzazione e la solidarietà sociale alla propaganda dei rottamatori… è la delicata ricostruzione di un successo che fa leva sui valori e sulla perseveranza di un uomo che coinvolge i propri colleghi in un progetto quasi impossibile, di un imprenditore che crea le condizioni di benessere, non solo materiale, per i lavoratori coinvolti.
E’ una storia a lieto fine non tanto perché rappresenta la realizzazione di un sogno, quanto perché delinea la perfetta sintesi tra solidarietà sociale, innovazione e profitto e… perché ripropone i valori fondanti su cui si basavano i vecchi Capitani d’industria…
Vecchi… un termine bandito dalle nuove generazioni di imprenditori, di operatori socio economici, di colossi della finanza, di politici i quali hanno rottamato i desueti “attrezzi” di tutela sociale, di sviluppo economico, di crescita industriale senza sostituire nulla di nuovo agli strumenti mandati in soffitta o peggio ancora contrabbandando la restaurazione come la panacea dei mali provocati dalle generazioni precedenti…
La discontinuità è il leitmotiv delle strategie di politica economica e sociale in funzione delle quali… al valore del lavoro si sostituisce il reddito di cittadinanza, al rischio d’impresa si contrappone la dura regola del mercato, alla protezione sociale si sovrappone il principio della sussidiarietà, si cacciano gli stranieri, si chiudono le frontiere, si bloccano i cantieri mentre i social vengono utilizzati come strumento prevalente delle relazioni sociali … Che cosa c’è di nuovo in tutto ciò?
Non mi piace immaginare la storia della A-Novo come una vicenda talmente eccezionale da meritare di essere trasformata in una fiction, mi piace viceversa pensare che il titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana di cui è stato insignito Enzo Muscia per aver ridato vita all’azienda presso cui lavorava, sia il giusto riconoscimento ad un imprenditore “moderno” che ha saputo reinterpretare i valori della solidarietà sociale e della remunerazione del capitale mettendosi in gioco in prima persona, ma soprattutto facendo leva sui colleghi e sui clienti, coinvolgendoli in un vero processo di reindustrializzazione.
Mi piace pensare che Enzo Muscia sia l’antesignano di una generazione di giovani imprenditori capaci di radicare nell’impresa la cultura dell’innovazione, l’eccellenza della tecnologia e del design, l’apertura verso i mercati internazionali, il rispetto del lavoro e dei lavoratori.
Una nuova generazione di imprenditori, capaci di selezionare con felice intuito i collaboratori, spesso scelti tra i giovani, in continuità con l’esperienza e le competenze dei meno giovani .
Torre Pellice, 23 febbraio 2019
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